Quando il gioco di ruolo online diventa business offline

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I giochi online stanno mutando da strumenti di intrattenimento a macchina per fare soldi: questo mondo si è trasformato in un business pieno di ramificazioni. Le aziende che producono il gioco lo vendono e poi fanno pagare agli utenti un abbonamento mensile per giocarci online. Altre aziende sfruttano il fenomeno MMORPG per il product placement, più o meno mascherato. In concomitanza con questi business dichiarati (e come tali legali), se ne sono sviluppati altri dai toni più confusi che tendono all’illegalità, e che hanno portato la vita reale a mescolarsi con il mondo virtuale. Perché quando si arriva al punto di comprare con soldi veri dei soldi virtuali, o degli oggetti, o livelli di gioco, si iniziano a confondere e a mescolare due mondi distinti, due universi paralleli: da una parte quello del gioco virtuale e della realtà simulata, e dall’altro quello della vita reale. E le opportunità di guadagno, spesso in nero, si moltiplicano.

Tutto parte da un gruppo di persone, il cui numero cresce a dismisura, nel gergo detti gold seller, che iniziano a sponsorizzare i propri siti web intasando con spam pubblicitario le chat di gioco…. e cosa vendono? Attraverso il loro sito puoi comprare monete di gioco pagandole un euro, puoi chiedere di far salire il tuo personaggio virtuale di livello, o comprare quell’oggetto così difficile da trovare nel gioco ma che loro, con facilità, scovano.

         

Insomma possono risolvere tutti i problemi e le complessità del gioco stesso… ma lo scopo non era proprio “giocare”? Forse siamo andati oltre la logica del gioco/divertimento… e si sa che al giorno d’oggi quando si inizia a fiutare un guadagno redditizio che non richiede grandi investimenti in termini di tempo e/o soldi… sono molti quelli che vi si buttano a capofitto cercando di trovare la giusta idea per guadagnare sempre di più.

Quindi se oggi un giocatore è disposto a:

  • comprare un videogioco (60/150 €)
  • spendere 13 € o più al mese per giocare online
  • spendere da 4 € fino a 280 € per comprare del denaro virtuale
  • spendere 230 €, consegnare il proprio account di gioco (quindi fidarsi e dare i propri dati personali a sconosciuti) per aumentare di livello con il personaggio virtuale, 310 € per aumentare di livello il personaggio e equipaggiarlo con determinate cavalcature, armature, con determinate abilità ecc…

è chiaro che siamo di fronte a un nuovo modello di business.

Ma il mercato non si è fermato ne si fermerà e cerca sempre nuove idee di guadagno. Ecco l’ultima idea che è stata elaborata da una delle più grandi compagnie di videogiochi, la Blizzard: l’asta a soldi reali.
Un tempo nei giochi online c’erano delle aste fra giocatori dove potevi vendere e comprare ricette, armature, armi per i tuo personaggi tutto con soldi virtuali; ora, grazie alla Blizzard, in Diablo 3 puoi farlo anche pagando in euro reali e alla compagnia va una parte del denaro della transizione.
Se un tempo si comprava un videogioco per il piacere di immaginare di essere l’eroe che salva il mondo, o per passare un po’ del tempo libero alla ricerca di tesori, ora ci si trova a destreggiarsi fa continue pubblicità (a mio parere neanche la vecchia tv ha raggiunto livelli di bombardamento pubblicitario simile), e la gioia o la sorpresa di raggiungere un livello prima di altri con “fatica” è rovinata da qualcuno che decide di pagare per riuscirci prima di tutti. Anche se questo vuol dire sradicare l’idea iniziale di gioco.

C’è da chiedersi se abbia ancora senso dire che “si gioca online per distrarsi, evadere dalla vita di tutti i giorni” se poi qualcuno, per il proprio profitto, riesce a trascinarti dallo svago virtuale al pagamento (e indebitamento) reale.

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